ENGLISH – ITALIANO
(1946-2006)
In short…
Musician, guitar, special effects, vocals, painter and songwriter.
In deep…
Born Roger Keith Barrett on 60 Glisson Road in Cambridge, England, on January 6, 1946, into a British middle class family.
Barrett displayed musical interests at an early age, starting out with a ukulele and a banjo, before taking up the guitar.
He played with various bands in the Cambridge and London, England areas, before forming The Pink Floyd in 1965.
During his time with The Pink Floyd, Barrett was the guitarist, singer and primary songwriter for the band.
He toured extensively with the band from 1965 through 1967 and recorded the classic first Pink Floyd album, The Piper at the Gates of Dawn (1967), which today is regarded as a psychedelic masterpiece.
Despite public acclaim and support, Barrett’s troubles in coping with the realites of the music business led to thiswithdrawal and a lessening role in the band in early 1968.
Additional recordings of Barrett with The Pink Floyd appeared on the second Pink Floyd album, A saucerful of secrets (1968), but the album marked the end of Barrett’s tenure with the band.
His departure from The Pink Floyd was officially announced on April 6, 1968.
Subsequent to leaving The Pink Floyd, Barrett recorded two solo albums, The Madcap Laughs (1970) and Barrett (1970) and formed a short-lived band called Stars in 1972.
Additional Syd Barrett solo albums have been released, but they consist of old recordings made during the 1969-1971 time period.
Barrett has since retired completely from the music business and currently lives alone in Cambridge, England.
He died of pancreatic cancer in 2006.
In breve…(prefazione)
Chitarrista e voce di talento, compositore di canzoni dell’anima e dell’inconscio psichedelico, pittore e artista, uomo della fantasia , talento enigmatico, pifferaio, corpo di un mondo stellato, uomo dai comodi colori accesi e movimentati, ragazzo del passato fatto di buche profonde e dalle mille spine; coraggioso per una vita senza copioni ma crudele con una vita regalata di carte e occasioni; anima senza regole, occhi e mente per andare oltre alle cose visibili dell’arte , guerriero per un mondo anarchico ed a favore della rivolta; successo e pazzia, autore, leader e creatore indiscusso del gruppo pink floyd.
In profondo…
Sono passati 35 anni dall’ultima pubblicazione di un album a nome di “Syd Barrett”(raccolte escluse).
Trentacinque anni fa un ragazzo di 24 anni incideva due album solisti, “The Madcap Laughs” e “Barrett” dopo aver inciso un disco e vari 45 giri con un gruppo che si chiamava Pink Floyd.
L’album in questione s’intitolava “The Piper at the gates of dawn”, nel lontano 1967 ed è il debutto ufficiale della band, che solo un anno dopo lascio’ quel ragazzo di 22 anni a casa per andare a fare un concerto con il chitarrista David Gilmour.
Anni confusi?
L’estate dell’amore esplose in ogni parte del mondo occidentale, i ragazzi fuggivano di casa per cercare la terra promessa da Timoty Learly, Santone dell’LSD.
Una terra dove si è certi di vedere davvero Lucy nel cielo con i diamanti, dove indiani si mescolavano armoniosamente a danze psichedeliche ed a fumi colorati.
Nudi si danzava, nudi si viveva, furono tanti che fuggirono in isole sperdute nel pianeta, e forse per un attimo la terra promessa si dischiuse per davvero agli occhi di quelle creature meravigliose.
Posti come Goa furono la meta di quel popolo assetato di comunione con la natura e col cosmo.
Per altri invece la realtà fu differente.
Molti rimasero in “trance” dall’ultimo viaggio interstellare e non sarebbero più tornati.
Dire che Roger Keith Barrett (Syd), sia uno di questi è legittimo, qualora non si conosca la storia vera.
Ma qual’ era la storia di questo ragazzo che a neanche 25 anni compiuti si diceva giù essere malato di mente?
Troppe le domande senza risposta.
Syd nasce a Cambridge il 6 gennaio 1946, manifesta un immediato senso dell’umorismo, una genialità spiccata, una personalità straordinaria, catalizzatrice.
Diventa presto un pittore d’avanguardia, si trasferisce a Londra e come altre migliaia di ragazzi forma un gruppo musicale.
Entra in un gruppo musicale che si chiama “Architettural abdabs”, futuri Pink Floyd Sound, artista totale, Syd, non ripete mai la stessa nota.
Ma ancora questo non risultava un problema.
Scrive per i Pink Floyd due hit di successo, “Arnold Layne” e “See Emily play”.
Regala a quella generazione un diamante senza fine, “The Piper at the gates of dawn”, autentico capolavoro d’arte.
Nessuno riuscì ad arrivare così lontano in termini di composizione, forse Dylan, ma purtroppo ricerche dell’ultima ora confermano che ricopiava sconosciuti Folksinger.
Forse i Beatles, no nemmeno loro.
Troppo emblematici e costruiti ad arte per fare tendenze.
Si, uno c’è Arthur Lee dei Love, ma chi se lo ricorda comunque.
In una riunione effettuata nel gennaio del 1968 con i manager ed i Floyd al completo si decise che Syd doveva rimanere a comporre, e quando se la sarebbe sentita si sarebbe unito ai compagni dal vivo.
Un’utopia.
Ma perchè si arrivò a quel punto?
Quel ragazzo di 22 anni, che aveva scritto una pagina monumentale della storia della musica in realtà è una persona fragilissima.
Trova nei viaggi lisergici la sua dimensione prediletta, una dimensione da cui non sarebbe più uscito, almeno ai nostri occhi, viveva con due persone che gli versavano l’acido a sua insaputa ogni mattina nel caffè puro.
E Syd viaggio’ per mesi interi, senza saperlo.
Nessuno ebbe il cuore di portarlo via, di aiutarlo.
I Pink Floyd goffi musicisti bruttini a vedersi pensarono che è meglio sostituirlo e così fu.
Syd sprofondò, cadde, scomparve, divenne una leggenda.
La sua vita si sgretolò lentamente, chiuso in un appartamento a Londra, che divideva col pittore Duggie Fields, si abbandonò.
Rimaneva a letto giorni interi, ingozzandosi di mandrax , un sonnifero potentissimo.
La sua casa discografica, non lo voleva più vedere perchè dell’ultima sessione distrusse i microfoni.
Cercò di uscirne, di salvarsi, chiese alla casa discografica un’altra possibilità, gli fu negata.
I Moddy Blues lanciarono un nuovo genere musicale, il progressive.
Così di ogni casa discografica creò una sotto-etichetta che doveva appoggiare questa nuova forma d’espressione.
Così nasce la Deram, la Vertigo e per la Emi la Harvest.
Quando Malcom Jones, che stava compilando un nuovo catalogo di artisti questo genere, seppe che al leggendario Syd Barrett gli fu negata la possibilità d’incidere un nuovo disco pregò la casa discografica di dargli un’altra possibilità, e così fu.
Syd tornò in studio.
Malcom Jones aveva in catalogo Syd Barrett.
Le sessioni per un nuovo album si dimostrarono di una difficoltà immensa.
Syd cadeva dalla sedia, il Mandrax lo stava uccidendo.
Syd scomparve di nuovo.
Riapparve mesi dopo nuovamente energico e desideroso di riprovarci, di rinascere.
Fu inciso metà del disco poi Syd ebbe di nuovo dei ripensamenti e la casa discografica cancellò il progetto “Barrett”.
La sua vita personale andava male, la sua compagna lo aveva lasciato, i dipinti che realizza erano fuori da ogni logica, tutto è incompleto nella sua vita.
L’opera, l’amore, il disco, ma su quest’ultimo decise di dare un senso di compiutezza.
Stavolta a pregare la casa discografica fu il buon David Gilmour che diede tre giorni di tempo per chiudere l’album e così fu.
L’album “The madcap laughs” esce nel 1970, dopo due anni di lavorazione.
La critica accolse bene il disco che cedette comunque l’esigua cifra di 6.000 copie (negli anni ne venderà molte di più).
Un album unico, intimo, disperato, ironico, arrabbiato, umano, uno spogliarsi nell’anima, forse incosciente,
Terrapin, Dark Globe, Octopus, Long Gone, Feel, No Man’s Land.
Dipinti senza tempo, irripetibili percorsi astratti sull’onda dell’entusiasmo sempre il buon Dave decide di produrre interamente un nuovo album di Syd.
Stavolta cercando di stare attento alla produzione.
Infatti rimarrà sempre un mistero ed una vergogna la ragione per cui sia stata inclusa una canzone come “If it’s you”, specchio della mente irregolare di un Barrett senza controllo.
Ma il caro Dave ci riprova.
“Barrett” pubblicato nello stesso anno, grandi canzoni, più elaborate e meno lasciate a se stesse.
Baby Lemonade, Wined and Dined, Wawing my arms in the air.
La domanda che mi pongo è possibile che l’autore di Ummagumma ed Aton Heart mother non abbia saputo fare di meglio su Rats, Dominoes, Maise?
E per l’ennesima volta ha lasciato in archivio un capolavoro come “Opel” e Bob Dylan Blues?
Qualcuno dice che Syd doveva esser visto così passo, irregolare.
Forse Gilmour è d’accordo con questa filosofia, forse Syd doveva smettere di essere una minaccia per i Floyd.
Meglio controllarlo che lasciarlo a se stesso, no?
L’album vende ancora meno del precedente.
Syd concede irregolari interviste dove dichiara di essere un pittore e che sta cercando musicisti ma non li trova.
Fa un concerto dal vivo, suona 4 brani, tra cui una strabiliante di Octopus.
Partecipa a due addio show, con il fido David sempre presente a controllare che tutto vada bene.
Promette un terzo album, ed i fans lo aspettano.
Gli dedicano una società a suo nome, al fine di promuovere al meglio la sua opera ed il nuovo disco che arriverà.
Un album che non uscirà mai, Syd si ritira a Cambridge, si spazza la testa contro il soffitto, viene l’ambulanza, ospedale psichiatrico.
Uscirà nel 1972 con la diagnosi “disturbi della personalità”.
Viene coinvolto da Jack Monk nel progetto Stars, una nuova band.
Realizzeranno qualche concerto, ma poi il crollo definitivo.
Un giornalista distrusse Barrett su una rivista nota con il giornale in mano Syd corre da Monk e gli dice che è finita.
Solo Dio sa cosa provò quella notte.
Syd scomparve per sempre ingrassò di molti chili, perse capelli, si isolò per sempre dal mondo
E’ il 1974, disgrazia vuole che quell’anno i suoi due album furono pubblicati per la prima volta in America nella raccolta “Syd Barrett”.
Ebbe successo.
Barrett iniziò ad essere perseguitato e divenne leggenda, martire.
I Pink s’ispirarono a lui per il plurimiliardario “Dark Side” e “Wish you were here”.
Syd comparve nel 1975 al matrimonio di David, completamente grasso e pelato.
Dice ai suoi amici che è pronto a fare la sua parte, ma loro dovevano andare in tour, non potevano aiutarlo.
Però gli dedicarono “Wish you were here”.
Quel giorno Syd disse che “Shine on” aveva un suono vecchio e poi sparì per sempre.
La stampa lo inseguì per tutta la vita, i fans lo stesso, nessuno gli diede pace.
TUTTA LA NEO PSCHICHEDELIA(ROBYN HITCHCOCK,JULIAN
COPE,SOFT BOYS,JESUS AND MARY CHAIN,REM)NASCE
DALL’INFLUENZA DI QUEL RAGAZZO.
DIMENTICAVO…
Nel 1974 Peter Jenner lo convinse a tornare in studio, per questo leggendario terzo album, ma le sessioni furono totalmente vacue, Syd non voleva dire più nulla.
Solo nel 1982 un giornalista tramite inganno riuscì ad intervistarlo, sereno ridente, almeno dalle foto che apparvero.
Ma con l’inganno, l’ennesimo.
Per tutti gli anni ottanta i fans di Barrett fecero un apetizione ala casa discografica affinchè pubblicasse materiale inedito.
Ed ecco nel 1988 apparire “Opel”, scopriamo meraviglia e tristezza.
La prima tristezza è che i Pink non diedero il lascia passare affinchè nel disco fossero incluse anche “Vegetable Man” e “Scream Thy last scream”
Forse temevano che il disco potesse vendere qualche copia in più ed arricchire un povero Barrett che viveva ormai di una misera pensione aiutato economicamente dalla famiglia.
Syd muore il 7 luglio del 2006 di tumore al pancreas.